Vanity “no” fair, De Laurentiis: “Non vorrei ma posto”

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I momenti intimi sono ormai semplicemente utopici e demodè. Si brama ormai ogni sorta di condivisione, anche la più catastrofica – con ogni sorta di outing – finalizzato al solo ed unico momento di egocentrismo distropico e umorale. Eccolo Il manifesto dell’io – fasullo o veritiero è equivalente. E infine giunge nella vita di un uomo consunto, la realizzazione di quel sogno e quel momento di vanità percettibile e spavalda. Il momento in cui finalmente il sigillo viene apposto sulla cera cocente, quello in cui la corona tocca piano la chioma, quello nel quale il prezioso dello scettro viene alla mano calda quando il sangue incontra  il dolce sapore della vittoria.  Gli anni passano e il desiderio cresce in maniera esponenziale, come il celeberrimo spot riportava; ma se “l’attesa è essa stessa il piacere” forse, più nel caso dell’inverosimili parole consoliane di Luciano Spalletti nel culmine dei festeggiamenti dichiarate ai microfoni di Dazn, la dimostrazione dell’oramai imperatore Aurelio De Laurentiis non lasciano certo dubbi sulla narcisistica ossessione di mostrare il pollice in su senza nascondere la corona d’alloro e perdonando deboli gladiatori, siglando finalmente il potere magnanimo ...



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