Quattro anni a cavallo: Rabiot, metafora della Juventus

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Andare a cavallo è uno degli atti pratici che maggiormente fanno da metafora alla vita. Si sale in un posto in cui inizialmente non si è mai stati, si cade e ci si rialza. Ma si impara al contempo a guardare il mondo da un’altezza diversa, consci di come ancorarsi sul pregiudizio sia sciocco se prima, perlomeno, non si fa un tentativo. E siccome il calcio è la vita in miniatura, tale metafora si sposa alla perfezione con la parabola di Adrien Rabiot. Professione calciatore, squadra Juventus: Rabiot arriva in camicia arancione, scortato da mamma-agente Veronique nella calda estate del 2019. Nessuno sa che, di lì a poco, una pandemia sorprenderà il mondo e al contempo nessuno si aspetta una stagione anonima del predestinato di casa PSG. Adrien arriva carico e in cerca di riscatto, dopo le fratture interne con PSG e Nazionale. Il gol di Rabiot Una condizione che, tuttavia, non sembra influenzarne il rendimento nella prima annata con la Juventus, in cui gioca gran parte della stagione a piccolo trotto. Nulla di eccezionale, qualche buona giocata difensiva e tanta imprecisione in appoggio. Per diversi match, Sarri preferisce farne a meno: ma poi, improvvisamente, Rabiot si presenta alla Serie A. Rabiot, l’incostanza di Cavallo Pazzo San Siro vuoto è triste e romantico, ma si sposa a meraviglia con la magia che Rabiot regala in un Milan-Juventus, poi vinto 4-2 dai rossoneri. Partenza a testa bassa, improvvisa, dalla linea laterale all’altezza di metà campo e passo deciso, dritto e differente dalla concorrenza. Bolide sotto l’incrocio ed illusione collettiva in casa bianconera. Quella sera, inconsapevolmente, Rabiot è diventato il Cavallo Pazzo della Juventus. Nel bene e nel male, c’è da precisarlo. ...



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