Tennis, da Sinner a Federer: “E se…?”

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Nel mondo del tennis, spesso, una partita o un torneo vengono decisi da pochi punti; pochi scambi possono portare un giocatore alle stelle o rilegarlo ad una cocente delusione. Allo stesso modo, basta una partita, in alcuni casi, per buttare via una stagione o un traguardo tanto ambito. Ecco che ci addentriamo, quindi, nel mondo degli “e se…?” “E se quel dritto fosse entrato?” “E se avessi fatto break?” “E se avessi sfruttato il match point?” Una dimensione parallela a quella della realtà, ma non per questo così distante e che spesso e volentieri non si è verificata solo per sottigliezze o istanti infinitesimi. Pochi tennisti; anzi, probabilmente nessuno, è immune da questo universo parallelo, in cui è stato catapultato niente meno che il re del tennis Roger Federer e, negli ultimi tempi, anche il “nostro” Jannik Sinner. Roger Federer @livephotosport Da Federer alla Sharapova, passando per Djokovic e la Williams I campioni sono forse coloro che più di tutti sono terminati nella dimensione degli “e se”, anche perché, infondo, è dedicata proprio a coloro che arrivano a giocarsi qualcosa di importante. Per quanto riguarda Serena Williams, la domanda riecheggia nella sua mente dal 2015: “E se avessi vinto quella semifinale?” È bastata, infatti, una partita, o meglio, un set e mezzo steccato, contro Roberta Vinci allo US Open, per mandare in frantumi il sogno Grande Slam, dopo una stagione pressoché perfetta, dopo 30 vittorie su 30 nelle prove dello slam dell’annata. Un “e se” che perseguita anche Novak Djokovic da due anni, dopo la sconfitta in finale alla rassegna Newyorkese contro Medvedev. Se in questi casi, però, si tratta di partite, ancora più sottile è la delusione di Federer: “E se quel dritto fosse finito in campo?” Questa è la domanda che si pone King Roger ripensando a quel Wimbledon ...



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