L’infinito regno del Maestro Djokovic: Sinner orgoglio azzurro

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E se avesse perso con Rune? È la domanda che tutta Italia si è fatta ancor prima dell’inizio della finale delle ATP Finals e, soprattutto, dopo il risultato. Sinner ha tenuto in vita Djokovic battendo il danese, senza sfruttare l’occasione di far fuori il serbo. In quel momento la sua sportività è stata esaltata, frutto anche della grande prestazione con cui aveva sconfitto per la prima volta in carriera Nole, lasciando pensare che, in caso di un’eventuale finale, il tennista altoatesino avrebbe potuto ripetersi. L’errore, però, è stato quello di sottovalutare le doti di un grande campione, capace di innalzare il proprio livello nei momenti importanti, cambiando completamente pelle. Djokovic 7 volte Maestro: il campione non è mai sazio Dopo il quarantesimo successo in un Masters 1000 arrivato sul cemento di Parigi-Bercy, Djokovic aveva dichiarato di volersi prendere ogni record, l’unica motivazione che può spingere un grande campione che ha vinto tutto in carriera ad essere ancora competitivo. Detto, fatto. Nole si è preso il settimo titolo alle ATP Finals migliorando un record che già gli apparteneva, ma che condivideva con Roger Federer: adesso, primeggia per numeri di Slam, di Masters 1000 e titoli di Maestro, scavando un solco nella corsa al GOAT con lo svizzero e Rafael Nadal. Tra l’altro, a Djokovic era bastato il successo su Rune all’esordio per migliorare ulteriormente un altro suo record, ovvero quello relativo alle stagioni concluse da numero uno del mondo, riuscendoci per l’ottava volta in carriera. E, poi, non vanno sottovalutate le 400 settimane in cui Nole è stato in vetta al ranking, un traguardo ancor più impressionante. Ma mettendo da parte i numeri, sorprende ancora una volta come Nole sia riuscito a dare il ...



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