Il Frosinone è un manifesto

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Stropicciatevi gli occhi, se non l’avete già fatto al fischio finale del match del Maradona. Il Frosinone, campione in carica della Serie B, ha battuto il Napoli, campione d’Italia. E non lo ha fatto in maniera rocambolesca e fortunosa, non ha scritto la storia come il copione suggerirebbe ad una neopromossa. L’ha fatto imponendo il proprio calcio, sfruttando i punti deboli degli azzurri e punendoli con un sonoro 4-0 maturato per intero nella ripresa. La vittoria promuove i ragazzi di Di Francesco ai quarti di Coppa Italia, dove salvo sorprese da parte della Salernitana il prossimo 4 gennaio, sfideranno la Juventus per regalarsi un altro sogno. Bianconeri che intanto sbarcheranno al Benito Stirpe per la diciassettesima di campionato e che stasera da Cheddira e compagni hanno ricevuto un avvertimento: in Ciociaria quest’anno si fa sul serio. Ma guai a pensare che succeda tutto per caso. Lo stadio e la tradizione: alle radici del Frosinone Come ad Udine, Bergamo, Reggio Emilia e Torino, anche a Frosinone si è deciso di investire in uno stadio di proprietà. Il merito è in primis di Maurizio Stirpe, presidente vecchio stampo ma clamorosamente moderno nell’affidarsi alle persone giuste, nei settori giusti. E l’impianto è stato solo il primo passo verso una competitività sempre crescente – a partire dalla militanza costante ai vertici della Serie B – e un lavoro a livello comunicativo e di brand che ha impattato sulla Serie A, senza dimenticare la tradizione alle proprie ...



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