De Rossi, la Roma e il calcio prima di tutto

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Le sue parole al momento dell’addio in un Olimpico gremito sono ancora ferme nelle orecchie dei presenti, ma maledettamente riciclabili anche per la situazione attuale: “Ora il regalo più grande che potete farmi è mettere da parte la rabbia e, tutti uniti, ricominciare a soffiare per l’unica cosa che ci sta a cuore. La cosa che viene prima di tutto e tutti: la Roma”. Daniele De Rossi ci ha sempre abituato, in campo e davanti ai microfoni, ad arrivare prima di tutti e leggere quello che di lì a poco sarebbe capitato. Tuttavia, un’occasione del genere sarebbe stata impensabile anche per uno con la sua visione. Dal sogno di allenare la Roma, espresso in un’intervista nella sua Ostia nel 2017, alla chance di renderlo realtà “soltanto” sette anni dopo. Raccogliere l’eredità di un gigante come Mourinho spaventerebbe anche il condottiero più esperto, ma la poca affinità al ruolo di mister in Serie A potrebbe, paradossalmente, alleggerire il carico sulle spalle di DDR. Anche perché l’amore che José ha conquistato in quasi tre anni, lui lo porta con sé già da decenni. E allora bando alle ciance, non ci sono dichiarazioni ad effetto da fare. Nessuno slogan da pronunciare, nessuna gerarchia da stravolgere: De Rossi vive l’ufficialità con emozione, come ha ammesso, ma tale elettricità lascerà spazio molto presto al freddo calcolo. D’altronde, c’è una stagione da salvare. Un’annata che chi lo ha preceduto ha concluso anzitempo, non totalmente per colpa sua, ma contribuendo attivamente al rendimento peggiore della Roma in Serie A dal 2002/03. Mourinho e Dybala, Roma @livephotosport Mourinho, un agonismo divenuto limite Di Mourinho ...



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