Il ciclo di Aurelio, il flop di De Laurentiis e Napoli diventa spettatore
Un ciclo terminato lo stesso giorno in cui sarebbe dovuto iniziare, quando l’attuale Presidente del Napoli accalamava un microfono di conquista digerendo la prima vera vittoria della società azzurra e rilanciando, per giunta, con nuovi trionfi. Il pubblico, lo stesso che gridava ai nomi di Osimhen e Kvaradona nell’unica stagione degna di nota, ascoltava e farfugliava consapevole che il dramma si stava già consumando. L’addio di Giuntoli a spolverare, forse, il più doloroso addio che già deteriorava il nome dell’eroe Spalletti, da grande profeta della costa campana a “giustificato fuggitivo di impossibili altri traguardi”. E si cantava e si ballava al Maradona, tentando di far finta di niente, sbandierando i colori di una squadra che dai tempi di Diego non si divertiva così tanto. A rovinare la festa, di nuovo, il solito Aurelio, quello che tentava di cantare successi, nascondendo il De Laurentiis più simile ad un mister Hyde dei nostri tempi che ad un Presidente tipicamente silenzioso. L’Aurelio azzurro gridava scudetti e Champions League, nascondendo addii e pessime scelte. Garcia, prima, Mazzarri, poi e adesso toccherebbe al povero Calzona provare a nascondere gli sconsiderati errori di questa stagione; nuovo colpevole inconsapevole di una gestione più che mai incerta. Quali scudetti ...
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