Nella testa di Pogba

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Alla fine il verdetto tanto atteso è arrivato: 4 anni di squalifica per doping comminati dal Tribunale preposto hanno estromesso Paul Pogba dal mondo del calcio giocato, almeno fino ai 34 anni d’età. Non c’è spazio per la resa nel cuore del centrocampista della Juventus, che ha già annunciato ricorso sui suoi profili social con i legali che puntano, quantomeno, ad una consistente riduzione della pena. La sostanza rintracciata nel suo sangue, il DHEA, è classificata come dopante e la difesa dei legali del francese non punta certo a snaturare tale assunto. Bensì a dimostrare la buonafede dell’atleta, che l’avrebbe assunta inconsapevolmente. Una precisazione che Pogba mette nero su bianco e dà in pasto ai propri followers, completando il consueto iter di rimbalzo del pallone tra accusatore ed accusato. In attesa di scoprire la verità e l’esito del ricorso, una precisazione è doverosa. La squalifica del fantasista bianconero non ha precedenti nel calcio, se si esclude gli individui con dimostrata recidività: come mai? La rinuncia alla mediazione degli scorsi mesi pesa così tanto? Probabilmente non è dato saperlo e le prospettive di calcio ad alti livelli per Paul sono ai minimi storici. Pogba, Juventus @livephotosport Parabole In quel limbo tra colpevolezza e presunta innocenza, tra anni limitativi ...



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