?? Svilar è forte, il destino è crudele: Roma tra orgoglio e rimpianti
Difficile ipotizzare una partita più romanista di quella andata in scena ieri sera alla BayArena, quel classico match in cui il tifoso della Roma si sente profondamente rappresentato: vigilia senza troppe pretese, caratterizzata dai classici “ormai è andata” e “pensiamo all’Atalanta”, sofferenza fin dai primi minuti di gara, poi quell’uno-due su rigore da “ma vuoi vedere che…”, e puntuale la beffa dell’autogol che getta tutti nello sconforto. Il calcio e il destino son qualcosa di spesso crudele ed inspiegabile: in fondo era una trasferta sul campo dei neo campioni di Germania, imbattuti da 48 gare (ora 49), vincitori del match dell’andata all’Olimpico per 0-2; perché illuderci con 90′ minuti di questo tipo? Perché il bello di questo sport è anche questo. Credere che l’impossibile possa diventare possibile in un attimo, con la consapevolezza che, al fischio finale, non sempre c’è il lieto fine. La Roma esce dall’Europa League con un misto di orgoglio e rimpianti, di chi sa che, dopo aver eliminato avversari del calibro di Feyenoord, Brighton e Milan, era vicino ad un’impresa storica che avrebbe dato loro la possibilità non solo di alzare il trofeo a Dublino e vendicare la finale dell’anno scorso, ma anche di ritagliarsi una seconda via per ottenere la prossima super Champions, obbiettivo da non fallire ma ora in bilico. Orgoglio e rimpianti riassunti nella prestazione di Mile Svilar, meritevole di un discorso approfondito. Svilar, la dura legge del portiere “È la dura legge del gol” cantava Max Pezzali con gli 883, ma ancora più pesante è quella che caratterizza il portiere, un ruolo solitario, nefasto per certi versi, di chi sa che alle sue spalle, in caso di errore, non ci sarà nessuno a salvargli la pelle. Un concetto che, se non gli fosse già stato ampiamente chiaro, ha interiorizzato ieri sera Svilar, assoluto protagonista in positivo della Roma, come gli è capitato in queste tutte le gare giocate da quando De Rossi lo ha lanciato titolare. Con la punta delle dita, ...
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