Viola di rabbia, Fiorentina nel baratro: le finali non si giocano, si vincono

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La vigilia portava con se in casa Fiorentina un misto di sensazioni non facili da gestire. Da un lato quel fisiologico timore dato da una nuova finale dopo le due perse dell’anno scorso, con la consapevolezza di avere l’occasione di cancellare il ricordo delle lacrime di Praga e dell’Olimpico di Roma; dall’altro la consapevolezza di avere un livello di maturità diverso, l’esperienza dello scorso finale di stagione ed un avversario, sulla carta, più abbordabile. E invece l’epilogo che nessuno voleva immaginare, che tutta Firenze aveva cancellato dalle propri visioni, si è materializzato, ancora una volta, nel più crudele dei modi. Un gol di El Kaabi, l’eroe dell’Olympiakos in questa Conference League, al 116′ getta nel baratro la Fiorentina, rievocando i fantasmi di poco meno di 365 giorni fa. Una gara intensa ed equilibrata, dove alla fine chi vince ha ragione, al netto del buon gioco espresso e delle tante occasioni da gol avute dai viola. Inutile appellarsi alla sfortuna o ad all’arbitro Artur Soares Dias, che sembrava sul punto di concedere fallo su Martinez Quarta poco prima del gol ma, a onor del vero, non concede un rigore fischiabile all’Olympiakos nel primo tempo supplementare. Le finali non si giocano, si vincono, qualcosa che, ancora una volta, la Fiorentina non ha saputo fare. Il solito Italiano, la solita Fiorentina E in effetti la gara di Atene fotografa perfettamente a stagione viola. Si è semplicemente vista la solita Fiorentina che in tanti match di Serie A, anche con le big del campionato, abbiamo imparato a conoscere: manovra avvolgente, buone trame di gioco e pallino del gioco nelle mani, ma con quel enorme problema negli ultimi 20 metri di campo. La squadra di Italiano arriva con facilità al limite dell’area come poche, poi il buio. Tanti errori nell’ultimo passaggio o nella giocata decisiva, e le volte che un’azione costruita bene libera un giocatore al tiro, la conclusione è imprecisa, strozzata, poco ficcante. Il cinismo è stato, è, e rimarrà ...



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