Italia, il fallimento annunciato: ora serve una rivoluzione vera

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Italia, il fallimento annunciato: ora serve una rivoluzione vera SportCafe24.com C’era un tempo in cui l’Italia scendeva in campo con la certezza di essere protagonista. Oggi, invece, il dato più eclatante – e forse più doloroso – è un altro: molti italiani erano pronti alla sconfitta contro la Bosnia. Non solo pronti a perderla, ma quasi rassegnati a vivere l’ennesima esclusione dal Mondiale. Dopo la Svezia e la Macedonia del Nord, si aggiunge un nuovo capitolo a una crisi che non può più essere considerata episodica. La partita, raccontata alla vigilia come uno spareggio epico, una sorta di “partita del secolo”, si è trasformata nell’ennesima fotografia impietosa di un sistema calcistico che si sgretola sotto il peso delle proprie contraddizioni. E mentre si attendono eventuali dimissioni ai vertici – che da sole non basterebbero, vedi quelle di Gravina o di Gattuso – emerge con chiarezza una verità: non è solo una sconfitta sportiva, è il fallimento di un intero modello. Una crisi profonda, non più rimandabile Il calcio italiano resta il primo sport del Paese per numeri e passione, ma questo primato non si riflette più nei risultati. La disfatta contro la Bosnia non è un incidente, ma l’ennesimo segnale di una crisi strutturale. Serve una rifondazione vera, non uno slogan ripetuto nei talk show o nei titoli dei giornali. Ma da dove ripartire? La risposta è tanto semplice quanto ignorata negli ultimi anni: dai giovani e dal talento. Serve il coraggio di lanciarli, di farli crescere, di accettarne gli errori. Serve una visione che metta al centro lo sviluppo tecnico e creativo, non solo la gestione del risultato immediato. Guardando la rosa scesa in campo contro la Bosnia, la domanda è inevitabile: quanti di quei giocatori avrebbero trovato spazio nell’Italia campione ...



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