Vardè (docente psicologia): “Le ‘pause forzate’ del gioco non risolvono il problema, ma spesso lo aggravano”

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“Le regolamentazioni dei comuni che interrompono il gioco delle slot, ad esempio, risultano spesso inutili considerando il pendolarismo da un comune all’altro o persino controproducenti per quanto attiene la compulsività.” Così inizia la sua analisi la Dottoressa Vittoria Vardè, Docente presso l’Istituto di psicologia Umanistica Esistenziale Luigi De Marchi, che prosegue: “C’è un equivoco ricorrente nel modo in cui affrontiamo il gioco d’azzardo patologico: tendiamo a osservare il comportamento, trascurando la persona. L’attenzione si concentra sugli strumenti di gioco, sulle regole e sulle limitazioni da introdurre, ma così facendo si rischia di perdere di vista ciò che realmente sostiene la dipendenza: un vissuto interno spesso caratterizzato da un senso di vuoto, difficilmente nominabile, che chiede prima di tutto di essere riconosciuto". ...



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