La Nazionale riparte da Mancini. Ma è davvero un nuovo inizio?
La Nazionale riparte da Mancini. Ma è davvero un nuovo inizio? SportCafe24.com Il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale non è una scelta come le altre. Non lo è per il valore dell’allenatore, non lo è per il momento storico del calcio italiano e, soprattutto, non lo è per il modo in cui questa vicenda è maturata. Perché il punto non è soltanto stabilire se il nuovo (si fa per dire…) CT sia o meno l’uomo giusto. Il punto è chiedersi se questa fosse davvero la migliore scelta possibile o semplicemente quella che qualcuno aveva deciso fin dall’inizio. Dal punto di vista tecnico, discutere il curriculum del Mancio sarebbe persino ingeneroso. È l’allenatore che ha restituito dignità a una Nazionale uscita distrutta dal fallimento del 2018. Ha costruito un gruppo, gli ha dato un’identità e lo ha portato a conquistare un Europeo che resterà nella memoria di tutti gli italiani. Wembley infatti rappresenta senza alcun dubbio uno dei punti più alti della storia recente del nostro calcio. Ma il calcio vive di presente, non di nostalgia. E soprattutto la memoria deve essere completa. Perché, insieme al trionfo europeo, c’è stata anche una ferita che non potrà mai essere cancellata: la mancata qualificazione al Mondiale del 2022. Un fallimento storico che porta anche la sua firma. Il paradosso di Mancini è tutto qui: essere stato l’artefice del più grande successo degli ultimi vent’anni e, allo stesso tempo, protagonista di una delle pagine più amare della Nazionale. Ma c’è un’altra ferita, forse ancora più difficile da rimarginare, ossia quella della fiducia. Il buon Roberto infatti non ha concluso il suo ciclo, ma ha scelto di dimettersi improvvisamente, lasciando la Federazione nel pieno della programmazione e aprendo la strada alla successiva esperienza in Arabia Saudita. Una scelta pienamente legittima sul piano ...
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