Marko Pjaca, l’estetica del rimpianto e l’ingranaggio spezzato
Marko Pjaca, l’estetica del rimpianto e l’ingranaggio spezzato SportCafe24.com La traiettoria di Marko Pjaca è il racconto di una magnifica illusione scompaginata dalla sfortuna. Nel calcio contemporaneo, poche parabole incarnano in modo così nitido questa sorta di contrasto. La Juventus, nell’estate del 2016, investe 23 milioni di euro per sottrarlo alle grandi d’Europa, convinta di aver acquistato il prototipo dell’ala del futuro. Da Zagabria a Firenze: le tappe di un equivoco L’esplosione con la Dinamo Zagabria e la successiva consacrazione a Euro 2016 mostrano un atleta che può essere definito atipico. Con i suoi 186 centimetri di altezza, Pjaca non è il classico esterno funambolico, bensì possiede la potenza di una seconda punta e l’elasticità di un centrocampista box-to-box. La sua cifra stilistica risiede nell’isolamento: isolare il terzino destro avversario, puntarlo partendo da sinistra e fulminarlo con un cambio di passo devastante.In Italia, tuttavia, l’impatto con la rigidità difensiva della Serie A e l’inserimento graduale di Massimiliano Allegri evidenziano i primi limiti strutturali. Nel calcio iper-tattico italiano, l’anarchia tecnica del croato fatica a trovare una collocazione fissa. Pur mostrando sprazzi di classe pura, come il gol in Champions League a Oporto, il classe 1995 viene decodificato in fretta dai blocchi difensivi nostrani, che gli negano la profondità di cui ha bisogno per sprigionare i cavalli del suo motore. La storia cambia definitivamente il 28 marzo 2017, quando a Tallinn si consuma l’evento che distrugge la struttura portante ...
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