Mattia De Sciglio, predestinato a metà
Mattia De Sciglio, predestinato a metà SportCafe24.com Nel calcio contemporaneo, la precocità può trasformarsi in una trappola spietata. Chi esplode troppo presto viene investito di responsabilità enormi, costretto a recitare una parte e un ruolo da protagonista prima ancora di aver strutturato le proprie spalle. La parabola di Mattia De Sciglio potrebbe davvero essere l’esempio di questo vero e proprio cortocircuito: un calciatore che ha vissuto l’alba della sua carriera avvolto nello status di predestinato, per poi vivere non pochi problemi e delusioni. L’illusione di San Siro e il ritorno alla realtà Era l’autunno del 2012 quando il Milan stava affrontando l’addio doloroso della generazione dei senatori e cercava disperatamente nuovi punti di riferimento. In questo vuoto tecnico ha iniziato a emergere un ragazzo di vent’anni che sembrava avere un qualcosa in più rispetto ai coetanei. La sua postura pulita, la sua eleganza innata negli interventi e la sua capacità rara di giocare indifferentemente su entrambe le fasce, calciando con naturalezza sia di destro che di sinistro, hanno attirato fin da subito l’attenzione. L’impatto sulla Serie A è stato immediato e dirompente. De Sciglio non sembrava solo un giovane promettente, ma anche come il prototipo del difensore del futuro: disciplinato, ordinato nel fraseggio e tatticamente impeccabile. A puntare su di lui è stato anche Cesare Prandelli, l’allora commissario tecnico della Nazionale, che l’ha convocato per la Confederations Cup del 2013 il Mondiale del 2014. Insomma, a poco più di 20 anni, il ragazzo sembrava essere già all’apice. Con il Milan che ha iniziato a scivolare nella caotica transizione societaria degli anni successivi, a De Sciglio veniva affidata la fascia ...
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