Roma, ‘na passione che viè dar core: la storia dei cori giallorossi

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Una passione che scorre nelle vene, tramandata dal primo giorno e dalla prima partita disputata dalla Roma che vede nei suoi tifosi il suo vanto più grande. Un amore di quelli puri che difficilmente si possono replicare, di quelli che ti fanno vivere grandi emozioni, che te fanno batte forte er petto e che a volte ti fanno anche disperare. Questo è ciò che il tifo giallorosso ha ereditato di generazione in generazione e che lo spinge sempre più a seguire la sua squadra che sempre e comunque verrà definita come Magica. Gridare il nome dei giocatori o quello del club risulta troppo banale e per questo motivo cantare ed intonare a gran voce i cori può far esaltare, far sentire coccolato e spronato chi sta in campo ed è in questo momento che i romanisti scendono in campo più vogliosi che mai. La Canzone de Testaccio, simbolo de Roma Una canzone diventata un vero e proprio coro quella oggi conosciuta come Campo Testaccio che ha scritto un capitolo importante della Roma, famosa per il suo inno. Però la sua storia è ben diversa da quello che ci si immagina. Fu composta nel 1931 per il film Cinque a Zero di Mario Bonnard che parlava della vittoria giallorossa sulla Juventus, ottenuta proprio nel tanto decantato terreno di gioco di Testaccio il 15 marzo 1931. I capitolini portarono a casa un grande trionfo con i gol di Lombardo, Bernardini, Fasanelli e una doppietta di Volk che però, non valse la vittoria dello scudetto che fu alzato comunque dai bianconeri. A cambiare il testo della melodia già esistente di un tango intitolato Guitarrita fu il paroliere romano Totò Castellucci che con un grande mix di cuore e romanità diede vita ad una vera poesia. Campo Testaccio “Cor core acceso da la passione, undici atleti Roma chiamò, e sott’ar sole der Cuppolone, ‘na bella maja a du’ colori je portò. Li du’ colori de Roma nostra, oggi signora del futteball, non più maestri né professori, mo’ sò dolori perché Roma ce sa fa. C’è Masetti ch’è primo portiere; De Micheli scrucchia ch’è ‘n ...



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